Sonntag, 23. August 2026

ANGELO WAGNER Venezia

4. Angelo Wagner Della figura di Angelo Wagner, erede della più importante calcografia attiva a Venezia, purtroppo non si sa quasi nulla. Gli unici dati biografici emersi dalla ricerca archivistica risultano essere l’anno di nascita, 1748451, i nomi della moglie, Angela Rubelli, e dei due figli, Caterina e Ignazio, morti entrambi in giovanissima età452 . Dal testamento pare che Angelo non avesse coltivato come il padre l’arte dell’incisione, visto che quest’ultimo gli consigliava, sciolta la collaborazione con Furlanetto, di istituire una nuova società con il cognato Fabio Berardi, affinché questi potesse occuparsi di intagliare nuovi rami e di eseguire la manutenzione di quelli vecchi, come aveva fatto egli stesso. Quest’ipotesi viene ulteriormente avvalorata sia dal fatto che non si conoscono incisioni firmate da Angelo, sia dall’assenza del suo nome nella Nota degli Incisori in rame che sono in Venezia del 1798, presente nelle carte manoscritte del Fondo Moschini del Museo Correr453 . Infine, nella domanda presentata il 23 luglio del 1797 dall’incisore Giuseppe Sardi (1770 ca-1735) al nuovo governo democratico, riguardante il sistema dei privilegi privativi, firmata dai professionisti della stampa in attività, a fianco al nome di Angelo non si legge “incisore e commerciante di Stampe” come nel caso di Teodoro Viero e Innocente Alessandri, bensì troviamo solo la seconda qualifica454 . Risulta comunque certo che egli continuò, come direttore della calcografia, a far ristampare le lastre del padre, a pubblicare nuove incisioni e a fornire apparati decorativi per libri illustrati, motivi per i quali risulta iscritto, nel 1790455 e nel 1797, all’Arte dei Miniatori456 . 451 Il battesimo di Angelo venne celebrato presso la parrocchia di San Zulian il 18 settembre di quell’anno, regesto n° 19. 452 Caterina morì nel 1792 all’età di 7 anni, mentre Ignazio si spense nel 1796 all’età di 4 anni, Venezia, Archivio di Stato, Parrocchia di San Zulian, Registro dei morti, b. 11, cc 59r., 96v. 453 La Nota manoscritta (Venezia, Museo Correr, Fondo Moschini, Miscellanea varia, b. III), consiste in un elenco dove tutti gli incisori operanti a Venezia vengono suddivisi nelle categorie: “Mediocri”, “Cattivi”, “Selerati” e “Incisori in Lettere”: Gallo 1941, pp. 201-202. 454 Ivi, pp. 212-214. 455 In quell’anno Angelo risulta pagare 20 lire di tansa e 12 di taglion, le cifre più alte registrate dopo quelle pagate dalla ditta Remondini e dal libraio Antonio Zatta, a testimonianza di come il negozio continuasse, a una data così avanzata, ad avere un buon giro di affari. Regesto n° 65. 456 Gallo 1941, p. 201, regesto n° 73. 99 Nonostante le notizie in nostro possesso siano scarse e le testimonianze lacunose, è possibile dar conto di alcuni episodi e documenti che riescono a fornirci un’idea, pur parziale, della sua personalità dell’orientamento dei gusti della bottega sotto la sua conduzione. L’unica serie di stampe nota, pubblicata dopo la morte di Giuseppe, risulta essere una pregevole Via Crucis (cat. 118) di piccolo formato, rilegata in libricino e destinata alla devozione privata, le cui stazioni, tratte da invenzioni non note di Pietro Antonio Novelli, vennero incise da Bartolomeo Ricci (1752-post 1795)457, artista bellunese che Giuseppe aveva preso come allievo nella sua bottega durante l’ottavo decennio del secolo458 . Oltre a questa Via Crucis, sempre nel 1788 uscì dai torchi della calcografia un’incisione raffigurante Aretusa e Alfeo (cat. 68) riproducente un disegno (fig. 64) di Jacopo Guarana459, eseguita da Berardi l’anno in cui quest’ultimo, “sopraffatto da sincope apoletico”, spirò all’età di cinquantadue anni460. Da segnalare infine anche una stampa anonima raffigurante il Beato Bernardo da Offida (cat. 119), pubblicata sicuramente dopo il 1795, anno in cui papa Pio Vi proclamò beato il religioso cappuccino. Ma l’episodio più interessante relativo a questo periodo risulta sicuramente essere quello riguardante la messa in vendita di un cospicuo nucleo di “stampe inglesi”. Nelle “Notizie del Mondo” dell’11 agosto del 1787461 Angelo Wagner pubblicò un Avviso nel quale informava i lettori di essere entrato in possesso tramite il figlio di Francesco Bartolozzi, l’editore e commerciante Gaetano (1757-1821), di un ingente quantitativo di incisioni eseguite dall’antico allevo di Giuseppe Wagner in Inghilterra. Esattamente un mese dopo, l’11 settembre, sempre nel medesimo giornale, Angelo Wagner dava già l’annuncio dell’aumento di questo materiale, essendogli “pervenuto copioso numero di Stampe nuove da Londra, che saranno aggiunte al suo Catalogo”462 . Tutte queste incisioni confluirono infatti nel Catalogo di stampe inglesi che si vendono da Giuseppe Wagner Negoziante da Stampe in Merceria di Venezia, interessante lista 457 Sulla poco nota figura di Bartolomeo, figlio dell’incisore Flippo Ricci, si veda Alpago Novello 1940, pp. 654-656. 458 Presso l’archivio dell’Accademia di Belle Arti di Venezia sono conservati una serie di documenti del 3 aprile 1775, 31 marzo 1777 e del 4 aprile 1778, in cui il bellunese viene indicato “Bortolo Rizzi di Filippo veneziano anni 21 s(cola) Vagner Intagliator”, pubblicati in Mariani 2015, pp. 411, 417-418. Oltre alla Via Crucis Ricci fu autore, per la nostra calcografia, nel 1786 di una stampa con il Cristo Redentore (cat. 113). 459 Vienna, Albertina, inv. 1891. 460 Delorenzi 2009, p. 84. 461 “Notizie del Mondo”, n° 64, 11 agosto 1787, regesto n° 61. 462 “Notizie del Mondo”, n° 74, 11 settembre 1787. 100 tipografica già citata dalla letteratura, ma sempre in relazione alla figura di Giuseppe e non a quella di Angelo463 . Nell’introduzione464 si legge: “Avendo il Sig. Gaetano Bartolozzi figlio del celebre Sig. Francesco Bartolozzi in Londra, e proprietario delle Stampe Inglesi, in addietro vendute al Negozio del Sig. Teodoro Vieri, a me trasferito, tutto il numerosissimo, e scielto assortimento di dette Stampe, e particolarmente, di tutte le più belle impressioni delle Opere di suo Padre, dal quale gli vengono direttamente spedite di tratto in tratto, che si vanno pubblicando; ho l’onore d’informare li Signori Amatori, che queste d’ora innanzi al solo mio negozio si troveranno, e che oltre tutti i maggiori vantaggj nel prezzo, potranno esser sicuri di ritrovare tutte le più fresche impressioni, e di non essere ingannati dalle Copie, che o col falso nome del Bartolozzi, o incise in Londra da’ di lui Scolari con loro nome, con aggiuntovi Pupil of Bartolozzi, cioè Scolaro del Bartolozzi, vengono vendute per Opere dello stesso a prezzo minore, con delusione de’ Compratori, e con pregiudizio forse del supposto Incisore”. Oltre le Stampe denotate nel Catalogo, che sarà esibito gratis al mio Negozio, se se ne desiderasse qualche altra, col sicuro mezzo appunto del Sig. Bartolozzi, potrò darmi l’onore di servire chi me ne dasse la commissione con quella scieltezza e con que’ vantaggi, che potranno farmi degno del compatimento del rispettabile Pubblico”. La presenza del nome del defunto incisore nel titolo del Catalogo non deve meravigliare, visto che quella era la denominazione con la quale nel territorio di Venezia e al di fuori di esso si identificava da sempre la calcografia di San Zulian e dato che sappiamo che Angelo aveva l’abitudine di firmarsi nelle lettere e nei documenti sia con il suo nome proprio che con quello del padre465 . La lista, che conta in tutto quattrocento pezzi, è suddivisa in tre sezioni intitolate: “Opere incise da Francesco Bartolozzi”, “Stampe di varj incisori” e “Stampe a fumo”. Nella prima troviamo elencate una grande quantità di stampe eseguite in prima persona dall’artista fiorentino riproducenti opere grafiche o dipinti di scuola italiana, come la celebre suite da disegni di Guercino, che era stata smerciata anche da Giambattista Piranesi a Roma nel 1764466; le serie da invenzioni di Giambattista Cipriani (1727-1835), uno dei suoi più assidui collaboratori a Londra; e infine le Stampe tratte dai Disegni di vari Autori del Gabinetto di S.M. il Re d’Inghilterra: quindi fogli da invenzioni di Raffaello, Annibale Carracci, Federico Zuccari, Guido Reni, Carlo Cignani, Correggio, Pietro da Cortona, Carlo Maratta e Marc’Antonio Franceschini. Il gruppo più nutrito di questa sezione è, però, quello dedicato alle traduzioni che Bartolozzi eseguì da opere di artisti francesi, tedeschi, inglesi e di altre nazionalità a lui 463 Il catalogo di Wagner, riprodotto integralmente in Appendice 3, viene citato in Morazzoni 1943, p. 205 e Jatta 1995, p. 16. 464 L’Avviso stampato nel catalogo è lo stesso presente nelle “Notizie del Mondo”. 465 Regesto, nn° 67-72. 466 Raccolta di alcuni disegni del Barbieri da Cento detto il Guercino. Piranesi ne curò l’edizione, incise alcune tavole e ideò il frontespizio: Focillon 1918, ed. 1967, p. 89.101 contemporanei come Benjamin West (1738-1820)467, (fig. 65), Angelica Kauffmann (1741-1807)468 (figg. 66-67), Joshua Reynolds (1723-1792), Gavin Hamilton (1723- 1798), Richard Cosway (1742-1821)469 (fig. 68), Sarwrey Gilpin (1733-1807): un vero e proprio compendio della coeva cultura pittorica neoclassica. Nella seconda sezione troviamo invece stampe incise dai più dotati artisti calcografi inglesi, o attivi in quegli anni Oltremanica, quali François Vivares, Caroline Watson (1761-1814)470 (fig. 69), William Woollett (1735-1785), Peltro William Tomkins (1759– 1840), Jean Marie Delattre (1745-1840), William Dickinson (1746–1823), Robert Samuel Marcuard (1751-1792), Charles Parsons Knight (1742-1825)471 (fig. 70), William Winnie Ryland (1732-1783), Pietro Bettelini (1763-1829), Benedetto Pastorini (attivo dal 1775 al 1810) e William Ward (1766–1826), che riprodussero a loro volta capolavori dei pittori sopracitati. 467 Viene riprodotta la stampa dal titolo Pax Artium Nutrix. Si veda a titolo esemplificativo l’esemplare di Londra, British Museum, inv. 1838,0425.69. Acquaforte e puntinato, 317 x 253. Iscrizioni: “Pax Artium Nutrix”, “B. West inv. 1787 R.A.”, “Etched by F. Bartolozzi 1787”, “Publish'd as the Act Jany 28 1787 by Greenwood”. 468 Vengono riprodotte le stampe intitolate Shakespeare’s Tomb e Zeuxis compising the picture of Juno. Per la prima si veda a titolo esemplificativo l’esemplare di Londra, British Museum, inv. 1870,1008.2277. Acquaforte e puntinato, 435 x 340. Iscrizioni: “Angelica Kauffman Pinx”, “F. Bartolozzi sculp.”, “SHAKESPEARE’S TOMB.”, “I lit on Avon'S banks, whose streams appear / To wind with eddies fond round SHAKESPEAR'S tomb, / The year's first feath'ry songsters warble near, / And vi'lets breathe, and earliest blossoms bloom. // Here FANCY sat, her dewy fingers cold / Decking with flow'rets fresh th' unsullied sod, / And bath'd with tears the sad sepulchral mold, / Of her lov'd son's clay corse the last abode.”, “For the Death of Shakespeare by Gilbert Cooper Dodsley Vot. V.”, “From a Picture by Angelica Kauffman in the possession of Lady Rushout. / Dedicated to M.rs Montagu by Her Obedient Servant Anthony Poggi.”, “London Publish'd as the Act directs Augst. 1st. 1782. by A. Poggi, No. 4 Orchard Street, Portman Square." Per la seconda si veda a titolo esemplificativo l’esemplare di Londra, British Museum, inv. 1868,0808.2824. Acquaforte e puntinato, 333 x 402. Iscrizioni: “ZEUXIS COMPOSING THE PICTURE OF JUNO”, “Angelica Kauffman pinxt.”, “F. Bartolozzi sculp.”, “He prevailed on all the finest women of Agrigentum, who where even ambitious of the honour. Of there he chose five for his / models, and molding all the perfections of these beauties into one, he composed the picture of the goddes.”, “London, Publish'd July 1st; 1785 by W. Palmer No. 163 Strand”. 469 Viene riprodotta la stampa intitolata Portrait of a Grecial Lady. Si veda a titolo esemplificativo l’esemplare di Londra, British Museum, inv. 1880,0612.398. Acquaforte e puntinato, 363 x 251. Iscrizioni: “THE PORTRAIT of a GRECIAN LADY”, “Rd. Cosway R. A. deli.”, “F. Bartolozzi sculps”, “Pub Nov 7th. 1782 by G. Bartolozzi No 5 John S. Oxford Street”. 470 Viene riprodotta la stampa con il Ritratto di James Harris. Si veda a titolo esemplificativo l’esemplare di Londra, British Museum, inv. Q,2.100. Acquaforte e puntinato, 392 x 291. Iscrizioni: “The Right Hon.ble Sir James Harris K.B”, “His Majesty's Envoy -Extraordinary & Minister Plenipo Tentiary to the States- General: / Member of Parliament for the Borough of Christchurch, / One of His Majesty's most honble Privy-Council.”, “Sir Joshua Reynolds pinxt.”, “Caroline Watson Sculpt: / Engraver to her Majesty”, “Publish'd according to Act of Parliament Novr. 30th. 1786, by Caroline Watson, Fitzroy Street”. 471 Viene riprodotta la stampa intitolata A Dancing bear. A titolo esemplificativo si veda l’esemplare di Londra, British Museum, inv. 1917,1208.2992. Acquaforte e puntinato, 404 x 503. Iscrizioni: “A DANCING BEAR.”, “H. Bunbury Esqr. Delint.”, “Engrav'd by C. Knight”, “London, Published June 24th. 1785 by W. Dickinson, Engraver & Printseller No. 158 Bond Street, & J. Jones No. 63 Great Portland Street”. 102 Infine nella terza parte vengono elencate una serie di stampe eseguite “a fumo”, ovvero a mezzo tinto o maniera nera, tecnica che ebbe grandissimo successo in Europa tra la fine del diciottesimo secolo e l’inizio del diciannovesimo per gli effetti di grandissimo pittoricismo ai quali si poteva giungere nella resa il più veridica possibile degli originali. Tra le incisioni di questa tipologia, opera dei migliori specialisti attivi a Londra, spiccano The Grecian Votary472 (fig. 71) eseguita da William Pether (1738-1821) da un’invenzione di Nicolas Poussin (1594-1665), e il ritratto con Agostino Carlini, Francesco Bartolozzi e Giovan Battista Cipriani473 (fig. 72) del 1778 di John Raphael Smith (1751-1812), perfetta riproduzione tramite diversi toni di grigio del dipinto di John Francis Rigaud (1742-1810) ora conservato alla National Portait Gallery di Londra474 . Il catalogo si conclude con un nota bene che informa il lettore della possibilità di acquistare in negozio delle versioni le stampe “in varie tinte e colorite”, quindi incisioni stampate con inchiostri colorati o miniate in seguito, ambedue pratiche molto in voga dagli ultimi decenni del secolo. Scorrendo le voci di questa lista, salta subito all’occhio come uno degli artisti più rappresentati fosse Angelica Kauffmann che durante i diciassette anni passati in Inghilterra collaborò assiduamente con numerosi editori e incisori, avendo compreso appieno l’importanza che poteva ricoprire la stampa di traduzione nell’ottica della diffusione e promozione della sua arte475 . Angelica si era sposata nel 1781 con Antonio Zucchi (1726-1795), pittore veneziano che sappiamo aveva fornito un disegno per una Allegoria dell’Europa incisa da Wagner (cat. 30). E anche la pittrice, durante il breve periodo trascorso a Venezia, tra il 1781 e il 1782476, doveva essere stata una frequentatrice della calcografia di San Zulian, visto che nel suo Memorandum of Painting, appuntava, sotto l’anno 1782: “All Sig.r Giuseppe Wagner incisore / Un ovaletto con mezza figura dipinta Rapres.te una Madalena. Regalatta dalla pitrice all sudetto”477, prezioso dono di cui purtroppo non è rimasta traccia. 472 A titolo esemplificativo di veda l’esemplare di Londra, British Museum, inv. 1877,0609.1630. Mezzotinto, 480 x 612. Iscrizioni: “Painted by N, Poussin”, “Engraved by W. Pether”, “From a Pciture in the Collection of Sr. G. Beaumont Bt.”, “Publish'd as the Act directs Jany. 1st. 1787 by Torre & Co. No. 132 Pall Mall”. 473 A titolo esemplificativo si veda l’esemplare di Londra, British Museum, inv. 1871,1209.593. Mezzotinto, 444 x 504. Iscrizioni: “Agostino Carlini, FRANCESCO BARTOLOZZI, Giovan Battista Cipriani”, “Painted by Giovanni Francesco Rigaud”, “Engraved by J.R. Smith”. 474 Londra, National Portait Gallery, inv. NPG 3186. 475 Sulle relazioni della pittrice con editori e incisori si veda Alexander, 1992, pp. 141-178. 476 De Rossi 1810, pp. 54-55. 477 Knight 1998, p. 12. 103 Concludendo l’analisi del documento, va sottolineato come nell’Avviso sopra trascritto venga rimarcato il fatto che le stampe inglesi incise da Bartolozzi, che prima si potevano acquistare nel negozio di Teodoro Viero, da quel momento si sarebbero trovate solo nella bottega di San Zulian. L’incisore bassanese, che, bisogna ricordare, aveva continui contatti con Londra grazie al nipote, l’incisore Luigi Schiavonetti (1764-1810) allievo di Francesco Bartolozzi478 , aveva infatti pubblicato proprio nel 1787 un catalogo dal titolo Serie di stampe inglesi intagliate da' più rinomati incisori che si trovano vendibili in merceria di Venezia al negozio di Teodoro Viero, incisore, e negoziante, di ogni sorte di stampe479. Viero dichiara nell’introduzione di aver incaricato della scelta delle stampe in Inghilterra una persona “che avesse occhio d’intelligenza, perché facesse scelta delle più fresche, e della migliore impressione”, della quale purtroppo non specifica il nome. Nella lista di Viero, che conta quattrocentotrenta pezzi, un grandissimo numero di stampe coincidono con quelle del catalogo di Angelo, fatto che ci fa ipotizzare che Gaetano Bartolozzi, sciolto un precedente accordo con il bassanese, avesse deciso dall’agosto di quell’anno di iniziare una relazione commerciale esclusiva con il negozio Wagner per la vendita delle incisioni del padre. Il fatto che la calcografia si impegnasse nella vendita di “stampe inglesi” è un’ulteriore prova dell’intelligenza e lungimiranza imprenditoriale della famiglia Wagner. E probabilmente sulla scia del loro esempio, i Remondini decisero di proporre alla loro clientela un vastissimo assortimento di incisioni tratte da opere dei medesimi artisti, come testimoniato dalle numerose pagine del catalogo di vendita pubblicato dai bassanesi nel 1803480 . L’ultima notizia in nostro possesso relativa alle stampe smerciate dalla bottega ci viene fornita dall’abate e incisore Paolo Santini che il 10 settembre del 1788 annunciava che la sua Nuova Carta dei Confini austriaci, Russi e Ottomani sarebbe stata messa in vendita proprio presso il negozio di San Zulian al prezzo di sei lire481 . 478 Ferrazzi 1847, pp. 185-187. 479 Il catalogo viene citato in Jatta 1995, p. 16. Un esemplare è presente nelle collezioni del Getty Research Institute di Los Angeles, inv. 88-B30215. 480 Catalogo delle stampe incise e delle carte di vario genere della dita Giuseppe Remondini e figli 1803, pp. 19-30, 51-58. Si veda la ristampa anastatica a cura di Paola Marini 1990. 481 “S’è pubblicata in Venezia la Nuova Carta dei Confini Austriaci, Russi e Ottomani. Comprende questa tutti i paesi da Vienna fino al Kuban, e da Lemberg nella Gallizia fino a Costantinopoli, e all’Arcipelago; dimodochè essa è il vero teatro della Guerra presente fra le due Corti Imperiali, e la Porta. Fu incisa la prima volta in Vienna nell’anno corrente colla scorta delle migliori Carte, e delle proprie recenti osservazioni dal Sig. Schultz; ma come in un solo foglio tanta estensione di paese ne rendeva l’uso un poco incomodo; così ha creduto il Santini di ridurla in quattro fogli, che uniti insieme rappresentano senza104 A conferma poi di come la nostra bottega continuasse a intrattenere relazioni commerciali al di fuori dei confini di Venezia, vi sono una serie di procure, rogate presso il solito notaio Gabrieli nel 1786 e nel 1790, relative a crediti contratti con ditte di centri noti come Bologna, dove i debitori questa volta erano Antonio Cattani e Antonio Nerozzi (attivi nell’ultimo quarto del diciottesimo secolo)482, e Cadice483, ma anche con negozi aventi sede a Bieno484, vicino Trento, e a Madrid, dove Angelo nominò, il 9 aprile del 1790, Camillo Cassina, segretario del Senato veneto presso la capitale spagnola, suo procuratore per riscuotere denaro dallo stampatore Gennaro Mango485 . Risalenti sempre alla prima metà del decennio, e precisamente al biennio 1792-1793, sono infine una serie di lettere, conservate nell’Epistolario Remondini della Biblioteca Civica di Bassano del Grappa, nelle quali troviamo Angelo ricoprire il ruolo di intermediario tra Francesco Maggiotto e Valentino Novelletto (1728-1796), dal 1750 “principal ministro e direttore del Negozio Remondini”486, che prima del 10 ottobre del 1792, data di inizio della corrispondenza, aveva commissionato al pittore una tela raffigurante un soggetto religioso. Nella prima lettera Angelo scriveva al bassanese che il modello del dipinto era pronto e che sarebbe stato compito suo farglielo recapitare tramite un certo Meneghetto, agente dei Remondini a Venezia, aggiungendo la raccomandazione: “che il detto modelo non abbia andar fuori di sue mani per fino dell’esecuzione chè stabilivano con il più e meno di agiunte sempre confacenti al desiderio di Codesti Sig.ri”487 . Nella seconda missiva veniamo quindi messi al corrente che il bozzetto in questione aveva riscosso la completa approvazione del committente, e che il pittore, convalescente a causa di una forte febbre, aveva chiesto a Wagner di comunicargli: “… che il soggetto essendo composto di tre intiere figure principali e della Gloria Puttini e Campo la sua più ristretta dimanda è di quaranta Zecchini, perché possa farne un opera ben condotta, e degna di lui e dei Soggetti che la comettono”488 . confusione tutto quel tratto. Si può acquistare detta Carta dall’Autore medesimo a S. Giustina, ovvero al Negozio Wagner in Merceria pel prezzo di lire sei”: “Notizie del Mondo”, n° 73, 10 settembre 1788. 482 Regesto n° 64. 483 Oltre alla ditta di Gasparo Nino, tra i creditori di Angelo a Cadice risulta anche il nome di Luigi Formani. Regesto n° 62. 484 Regesto n° 60. Il debitore di Wagner risulta essere la ditta di Giovanni del Negro. 485 Regesto n° 63. 486 Vinco da Sesso 1990, p. 67. 487 Regesto n° 67. 488 Regesto n° 68. 105 Subito dopo Angelo informa il bassanese di aver contrattato con l’amico facendo scendere il prezzo da cinquanta a quaranta zecchini, dicendogli che non si poteva ottenere un’offerta migliore e invitandolo a riflettere sul fatto “che il nome del Signor Maggiotto in oggi è rispettabile e che le opere studiate importano agli artisti assai più tempo e fattica”. La corrispondenza prosegue all’inizio dell’anno successivo, precisamente il 15 gennaio, quando lo stampatore scrive a Novelletto di aver restituito al pittore il modello assieme a un foglio con le indicazioni della forma e delle misure che avrebbe dovuto avere il dipinto489, e gli dice che la tela sarebbe stata sicuramente pronta entro giugno. Wagner continua poi la lettera chiedendo il nome del santo vescovo che Maggiotto avrebbe dovuto inserire “perché avendo qualche particolare distintivo possa per questo essere conosciuto”, e conclude informandolo di non aver il coraggio di chiedere al pittore di cedere il modelletto del dipinto a un non ben specificato “religioso”, che evidentemente ne era rimasto ammirato, senza nulla in cambio, “perché ancora so che deficilmente delle sue invenzioni se ne priva, delle quali adorna il suo studio per amaestramento ancora dei suoi alievi”490 . Dalle ultime tre lettere, del 25 e 28 maggio e dell’8 giugno del 1793491, scopriamo che la pala, terminata entro la data stabilita, pagata a Maggiotto quanto deciso in precedenza e consegnata al committente tramite Domenico Righetti, aveva come soggetto una Santa Teresa, un Santo vescovo, un’altra figura ignota e una teoria di angioletti glorificanti e si intuisce che sarebbe stata donata da Novelletto alla città di Bassano492 . Questo interessante scambio epistolare - che dimostra come Angelo, oltre a portare avanti il lavoro della bottega, fosse pienamente inserito nella vita artistica veneziana - risulta essere anche l’ultimo episodio a noi noto riguardante la famiglia e il negozio di San 489 “…unitamente la Carta della precisa misura di detta pittura, colle avertenze che per cambiamento del circolo nel quadrato alla sommità sono accennate.” Regesto n° 69. 490 Regesto n° 69. 491 Regesto nn° 70-72. 492 Angelo infatti scrive: “Io la ho più volte veduta, ne sono invaghito, è superbo di aver procurata al vostro Paese un Opera di vero merito”. Regesto n° 68. Sfortunatamente l’invenzione in questione non risulta associabile a nessuna opera finora nota del pittore veneziano. Questo non fu questo il primo contatto Maggiotto e la città sul Brenta. Il pittore veneziano infatti eseguì in un non ben specificato momento una pala con l’Educazione della Vergine per l’altare dedicato a Sant’Anna della chiesa di San Giovanni Battista. 106 Zulian, mentre dei quasi quarant’anni successivi alla caduta della Serenissima non si sa sfortunatamente ancora quasi nulla493 . Secondo quanto riportato da Giannantonio Moschini, che proprio in quegli anni stava scrivendo il suo Dell’Incisione in Venezia, la Calcografia Wagner chiuse infatti definitivamente i battenti il primo giugno del 1835, dopo quasi un secolo di intensissima attività e oltre millecinquecento incisioni pubblicate494 . 493 L’ultimo riferimento ad Angelo a noi noto risale al 19 dicembre del 1797, quando Giovanni Antonio Armano scrive a Giovanni Maria Sasso che “Viero o il Vagner o il Remondini vi scriverà” a proposito di una non precisata stampa che il collezionista desiderava acquistare, cfr. Tormen 2009(a), p. 458. Da segnalare che sempre Armano aveva scritto anni prima, il 3 aprile del 1788, al medesimo interlocutore, riguardo un acquisto di quadri per un certo Paoli: “Ma scriver al Vagner che nulla sa di quadri, e che solo va ciarlando per metter in malizia villani onde dopo scappatti li buoi chiudon la stalla, è vera pazzia”, ivi p. 168. 494 Moschini, [ms 1835 ca], ed. 1924, p. 114. La testimonianza di Moschini è l’unica rimastaci riguardante la chiusura definitiva della calcografia e la data che viene riportata dal poligrafo viene ripresa da tutta la bibliografia successiva riguardante Wagner e la sua bottega.107 5. La fortuna critica

Keine Kommentare:

Kommentar veröffentlichen